La casa di produzione Raja Film ha lanciato questo progetto documentaristico, che ogni settimana presenta un breve video-ritratto di cittadini stranieri immigrati in Italia, per ascoltare dalle loro voci cosa li ha spinti o costretti a lasciare il loro paese, e quali esperienze hanno fatto nel nostro.

Si tratta di micro-storie di quotidiana immigrazione, istantanee parziali di un fenomeno complesso, ma preziose perché aggiungono alla freddezza delle statistiche il calore della testimonianza diretta. Tra le prime interviste pubblicate sul profilo Facebook del progetto, dove si possono seguire gli aggiornamenti, quelle della moldava Ina, dell’albanese Frrok, dell’ivoriano Bernard e della romena Viorica.

TRAILER NUOVI ITALIANI from Raja Films on Vimeo.

Realtà sportive che crescono dentro le comunità ,alcune da dieci anni,per questo abbiamo deciso di linkare dei video realizzati da CrossingTv presso due comunità di provincia di Bologna.

A Pianoro, in provincia di Bologna, ogni domenica si allena la squadra del Pianoro Cricket Club, più volte campione di Italia.
CrossingTV ha intervistato i giovani della squadra e il presidente del club per capire meglio le particolarità di questo sport in Italia praticamente sconosciuto

Pianoro Cricket from CrossingTV on Vimeo.

Ogni domenica da 10 anni a Bologna si svolge il torneo di basket amatoriale promosso dalla comunità filippina residente in città.
CrossingTV è andata ad assistere ad una partita e a fare qualche domanda :)

Bologna, il basket e i filippini from CrossingTV on Vimeo.

I video sono stati sponsorizzato da Carta Enjoy di UBI Banca .
UBI Banca ha supportato la loro realizzazione, proprio per intraprendere un contatto diretto con alcune delle maggiori comunità immigrate italiane come i filippini, i romeni e i bangladesi.

Chi è ITALIANO ?

Posted: 08/03/2011 in ARTICOLI, Home
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In questi giorni che si festeggiano i 150 anni dell’unità d’Italia, volevamo mettere in discussione che cosa significa essere un Italiano.
Che cos’è un italiano? Cosa fa di una persona un italiano? L’appartenenza a una razza? A un luogo, a un retaggio sanguigno? L’idea di patria forse? Oppure è la Storia, quella con la “s” maiuscola?
Qualunque sia la risposta, se mai ci sia una risposta, o se abbia senso cercarla, c’è una vicenda sconosciuta che vale la pena di (ri)scoprire, quella di Giorgio Marincola. Una vicissitudine sottratta, ora, dall’oblio dagli storici Carlo Costa e Lorenzo Teodonio in “Razza Partigiana” (Iacobelli, pp. 176, € 14,90).
La II Guerra Mondiale scoppia quando Giorgio ha 17 anni. Frequenta il liceo, è antifascista, è un meticcio, di pelle scura e nel giro di qualche anno diventerà l’unico partigiano italiano di origine somala decorato alla memoria. Giorgio combatte, per un paese che lo ha considerato “un essere moralmente e fisicamente inferiore, facile vittima di gravi malattie e inclinato ai vizi più riprovevoli”. La scintilla scatta in lui grazie all’incontro con Pilo Albertelli, suo insegnante, trucidato in seguito alle Fosse Ardeatine. Il destino porterà Giorgio a lottare a fianco di molti altri ragazzi come lui, nel nord del paese, in Piemonte, fino alla cattura da parte dei nazifascisti che lo deporteranno nel lager di Bolzano, dal quale uscirà nell’aprile del 1945, in seguito all’Operazione Sunrise, gli accordi per lo smantellamento dei campi stipulati tra l’Office of Strategic Services americano (l’attuale CIA) e i comandi della Wehrmacht e delle SS. Giorgio si rifiuta di partire con la Croce Rossa per la Svizzera e si dirige in Val di Fiemme per raggiungere il convento di Cavalese e incontrare alcuni frati, internati in passato nei lager sudtirolesi per aver collaborato con i partigiani della brigata autonoma “Cesare Battisti” e del “Comitato di Liberazione Nazionale”. Proprio per contattare il CLN fiammazzo, Giorgio e due compagni d’arme lasciano il convento qualche giorno dopo e si inoltrano nel territorio trentino. Il 3 maggio ‘45 raggiungono Molina sotto la neve, imbattendosi prima in un reparto tedesco in procinto di arrendersi e poi in un’autoblinda, che apre il fuoco. Giorgio si salva, l’indomani, in un posto di blocco partigiano, si imbatte in un convoglio di SS che apre nuovamente il fuoco. Gli ordini sono di non rispondere e di limitarsi a disarmare il nemico. Infine il 4 maggio un reggimento intero arriva a Stramentizzo battendo bandiera bianca, anche il gruppo di Marincola si trova da quelle parti; ingannati dalla bandiera, escono allo scoperto per prendere in consegna le armi dei tedeschi e vengono travolti da una pioggia di proiettili che ne fa strage. Quando, catturato a Biella, i fascisti gli chiesero perché un italo-somalo combattesse a fianco degli alleati, Giorgio rispose: «sento la patria come una cultura e un sentimento di libertà, non come un colore qualsiasi su una carta geografica… La patria non è identificabile con dittature simili a quella fascista. Patria significa libertà e giustizia per i Popoli del Mondo. Per questo combatto gli oppressori…»
Che cos’è un italiano dunque? Forse qualche risposta potremmo trovarla in “Razza partigiana”

Il Festival “IòMLA Interculture” ha visto la sua prima edizione nelle giornate di 28, 29 e 30 maggio a Imola con un programma ricco e variopinto di musica, letteratura, spettacolo e animazioni per adulti e bambini di ogni origine.

La realizzazione di un progetto così ambizioso è stato possibile solo grazie agli sforzi ed alla passione di tanti volontari coinvolti nell’organizzazione, agli artisti, alle associazioni partners ed al Comune di Imola che ha selezionato il progetto nell’ambito di “ImolAttiva”.

L’evento è stato organizzato da Next Generation Italy, associazione imolese di ragazzi di 2^ generazione ma non solo, che si propone come una novità sul territorio, coniugando la creatività giovanile all’impegno per una società interculturale, grazie alla scelta dei contenuti ed all’approccio di lavoro. La Next Generation ha fatto in questi mesi un lavoro paziente e tenace di catalizzatore di energie e proposte, lavorando in rete con le tante associazioni e realtà attive sul territorio per riuscire a coinvolgere le realtà più varie. Un’altra novità importante è stata la scelta di un approccio intergenerazionale, grazie alla collaborazione con Auser e i centri anziani, per esempio.

Il Festival, alla sua prima edizione, ha riscontrato una buona partecipazione di pubblico, in tutta la sua varia articolazione: i concerti dedicati ad un pubblico giovanile, le attività per bambini del sabato mattina, il dibattito ben animato da interventi teatrali e profumati dal rito del caffè, cui hanno partecipato anche esponenti istituzionali . Purtroppo il clima avverso ha penalizzato la serata-spettacolo del sabato sera, che ha comunque coinvolto una ventina di realtà artistiche provenienti da tutta Italia, tra spettacoli, concerti e sfilate. Il programma è stato ri-adeguato alle necessità ed agli imprevisti climatici e sono ben documentate dal video , momenti di vero scambio e partecipazione tra i gruppi coinvolti.

L’attività di comunicazione; all’interno di una macchina complessa, quale può essere un festival, è fondamentale.Dalla realizzazione dei documenti riguardanti l’identità del festival, alla documentazione puramente burocratica destinata al rapporto con gli enti, ai contatti con agenzia di ufficio stampa e giornali.
Anche i dati conclusivi del festival hanno parlato chiaro. Molta presenza agli spettacoli, più di 20 giovani volontari Imolesi si sono messi in moto per diffondere notizie sul festival . Inoltre alcune testate regionali e locali, hanno dato ampio spazio al festival :( Sabatosera online,la Voce,il Corriere,Il Resto del Carlino, Bandieragialla e Canale 11)
Va’ specificato che, nella realizzazione del festival si sono incontrate alcune difficoltà, sopratutto nel creare un rapporto di collaborazione con alcune realtà , che hanno creduto marginalmente nel festival.
Inoltre, nella città di Imola, risulta complesso (ma non impossibile) reperire spazi adeguati ad eventi come questo, non privati.
In merito a questo punto, noi pensiamo che si debba necessariamente continuare ad investire su eventi e appuntamenti come questo, che creano indotto economico per attività commerciali della città (pub, locali, ecc) e che testimoniano la possibilità di lavorare con l’arte e per l’arte, con e dentro la comunità nel nostro territorio.

E’ con la soddisfazione di aver fatto un lavoro artistico e di rete che crediamo proficuo per tutta la Comunità cittadina che Vi presentiamo il budget del Festival per la richiesta di rimborso spese, augurandoci che sia solo il primo di una serie di manifestazioni culturali che il Comune di Imola vorrà promuovere ed offrire alla cittadinanza.

  “Tutti differenti, nessuno indifferente”

Un Festival di musica, letteratura, spettacolo e animazioni per adulti e bambini di ogni origine, ricco e variopinto,  che vedrà la sua prima edizione il 28, 29 e 30 maggio a Imola.

Il progetto è stato selezionato nell’ambito di “ImolAttiva”, con il quale il Comune di Imola ha premiato le iniziative di Associazioni del territorio volte a promuovere la sicurezza in senso partecipato e la coesione della comunità cittadina.

L’evento è organizzato da Next Generation Italy, associazione imolese di ragazzi di 2^ generazione ma non solo, che si propone come una novità sul territorio, coniugando la creatività giovanile all’impegno per una società interculturale, grazie alla scelta dei contenuti ed all’approccio di lavoro. Per questo, lo slogan scelto per l’evento, che punta a coinvolgere i cittadini di ogni origine, età e orizzonte è “Tutti differenti, nessuno indifferente”.

Gli obiettivi dichiarati del Festival che gli organizzatori si propongono sono la sensibilizzazione e partecipazione al dialogo interculturale nella vita quotidiana e il superamento della tensione sociale che rischia di caratterizzare in questi giorni quasi tutte le città italiane. Grazie a una giornata di festa e di celebrazione della fantasia e della creatività dei popoli del mondo nel campo del teatro, della scrittura, della musica, della danza, dei costumi. Si sottolinea anche la necessità di rafforzare il ruolo delle Istituzioni (scuola e mondo politico in primis) nella valorizzazione della diversità, per aumentare la comprensione delle altre culture e sviluppare le migliori prassi già sperimentate, nonché nel mettere in evidenza il ruolo centrale dei mezzi di comunicazione nella promozione del principio di uguaglianza e di comprensione reciproca.

La Next Generation Italy ha fatto quindi in questi mesi un lavoro paziente e tenace di catalizzatore di energie e proposte, lavorando in rete con le tante associazioni e realtà attive sul territorio per riuscire a coinvolgere le realtà più varie: dal gruppo gospel della Chiesa Africana ai Danzerini Romagnoli..!

Un’altra novità importante è infatti la scelta di un approccio intergenerazionale, grazie alla collaborazione con Auser e i centri anziani, per esempio, e alla valorizzazione delle tradizioni romagnole insieme a quelle delle nuove culture che si intrecciano nel territorio.

Il Festival si articolerà in tre giornate : il venerdì sera un evento musicale in collaborazione con il BAR RENZO, il sabato mattina sarà dedicato ai bambini e ai giovani con animazioni nella galleria del Centro Cittadino e nel pomeriggio la Piazza Villeneuve sarà animata da musiche, sfilate e spettacoli dei 5 continenti!

Il tutto condito da piatti etnici, provenienti da diverse parti del mondo.

A conclusione, la domenica, un momento di confronto volutamente aperto e creativo, per proseguire questa esperienza di Imola – comunità attiva, nel vero senso della parola.

Fonte: www.lastampa.it
Martedì l’annuncio: un giorno senza di noi. Il paese rischia la paralisi

di DOMENICO QUIRICO
PARIGI: Provate francesi! Una giornata senza di noi: senza la bambinaia che tiene a bada i figli raccontando loro le storie dell’Africa o delle Antille, senza la domestica, senza gli spazzini che portano via la vostra immondizia di ricchi, senza i manovali che fanno quello che voi non volete più fare, senza i lavapiatti nei ristoranti, senza i fattorini, gli uomini della sicurezza. E ancora: provate una giornata senza di noi nei McDonalds, nei cinema, nei supermercati, con i posti vuoti, gli incassi ridotti. Perché anche noi consumiamo e mettiamo in movimento l’economia: ventiquattro ore non cambieranno la Francia ma serviranno per accorgersi quanto sia complicato e difficile per la République tirare avanti.

L’iniziativa è originale e potenzialmente micidiale, destinata a suscitare accalorate controversie. Perché coincide polemicamente con il momento in cui il presidente Sarkozy schiaccia di nuovo il pedale dell’identità francese. Si mette in sciopero l’altra Francia, quella che non ha i documenti e quella che ce l’ha ma è come se… Vuole incrociare le braccia e chiudersi in casa la Francia che popola la metropolitana e i treni di banlieue alle cinque del mattino quando non ci salgono ancora quelli che il ministro per l’immigrazione Besson invita ad andare in prefettura per dichiararsi orgogliosi di essere francesi; e che arriva negli uffici dopo le cinque ma per pulire e lucidare. Gli spettacolari argomenti sono branditi in un manifesto, titolo «24 heures sans nous»: basta chiacchiere, basta con i simboli, semplicemente senza di noi il paese non va avanti. Perché ci sono settori interi dell’economia, domestica e non (ad esempio l’edilizia) che occupano ormai quasi soltanto immigrati. E’ il proclama fondatore della belligeranza etnica, quanto basta per smantellare le cartilaginose ipocrisie di un paese che si vanta di saper realizzare l’integrazione.

«L’idea ci è venuta dagli Stati Uniti – spiega Nadir Dendouane uno dei portavoce del comitato organizzatore – nel maggio 2006 un gruppo di ispanici organizzò una protesta analoga. Volevano contestare un progetto di legge che intendeva criminalizzare l’immigrazione clandestina. Hanno detto: ok, ci considerate dei criminali, però senza di noi, questo paese non funziona. Noi ci siamo ispirati a questa giornata durante la quale non sono andati a lavorare, e neanche a consumare, sono rimasti a casa. Ecco: una giornata morta. Tutti quelli che si sentono o sono considerati immigrati, anche se come me sono nati in Francia – e sono in tanti questi francesi che vengono considerati male da un’altra gran parte della popolazione, insieme a tutti quelli che si sentono solidali e coscienti del loro contributo si mobilitino. Il nostro collettivo raduna tutti, bianchi, neri, magrebini, uniti nel rifiuto di essere un capro espiatorio. Settanta anni fa eravate voi italiani a ricevere in faccia del “sale rital”. Oggi è il nero o l’arabo. Ci siamo stufati. Sarà una giornata della dignità». Presentazione martedì prossimo all’assemblea nazionale. Data prevista per lo sciopero, il primo marzo prossimo. Perché è l’anniversario dell’entrata in vigore, nel 2005, del «codice per l’ingresso e il diritto di asilo», detto codice degli stranieri. Il consumo è il motore della crescita, un’idea che Sarkozy trova adorabile, usata come arma contro di lui.

Ma sarà difficile mettere in piedi uno sciopero degli immigrati? «No, quelli che hanno un lavoro non andranno a lavorare quelli senza si asterranno dal consumare. Picchiamo dove fa male per sottolineare con forza l’importanza dell’immigrazione. Vogliamo più rispetto, niente altro. Essere francese? Vuol dire vivere in Francia, pagare le tasse in Francia, parlare, leggere e vivere in francese. Cosa di più? Quelli che ci considerano degli immigrati vorebbero che fossimo tutti uguali, mangiare maiale e bere birra e vino. Mettono sempre avanti le loro differenze, però vogliono gli altri francesi uguali a loro. Ci sono dei francesi ebrei, altri cattolici, altri che non credono in Dio, altri che sono musulmani, buddisti, etc… Fino a quando uno paga le tasse e riceve il rispetto dalla République, non vedo cosa si dovrebbe fare di più. Se devo anche schiarirmi la pelle o cantare la Marsigliese per essere più francese, non ci sto! Noi partecipiamo alla vita economica e per me è anche questo essere francese. Io che ho la pelle scura, se mi metto a criticare la Francia, diventa un problema d’integrazione. Invece il bianco può dire tutto quello che gli pare, nessuno gli dirà mai nulla. Questa è la differenza».

Magari si organizzasse la stessa cosa in italia.

Leggiamo  nella proposta di legge  “ Modifiche alla legge 5 febbraio 1992 n. 91, recante nuove norme sulla cittadinanza”, che “ tra i requisiti è essenziale la richiesta di una conoscenza adeguata della lingua e della cultura italiana, che costituisce un indice significativo della qualità della presenza dello straniero nel Paese e della sua effettiva volontà di progettare il proprio futuro come cittadino….”. Altresì è richiesto che lo straniero, tra gli altri, sia stato regolarmente residente nel territorio della Repubblica in forma continua e abituale da almeno 10 anni.

Allora dico se dobbiamo fare l’esame per aver la cittadinanza che la facciano anche gli altri cittadini cosidetti Italiani di sangue.Vi invitiamo di vedere questi due video e commentare..Grazie..

e un altro delle iene per capire come sono acculturati i nostri politici che propongono le laggi.

Standard giornalistici

Posted: 28/10/2009 in ARTICOLI
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burka7Non sopportava più la relazione della figlia di 23 anni con un albanese. Perciò l’ha colpita alla gola con un punteruolo la scorsa notte. Mario Matarazzo, 44 anni, di Osimo, è ora rinchiuso in carcere con l’accusa di tentato omicidio aggravato“.

 Su Repubblica: 12 righe. Sul Corriere: 12 righe. Evidentemente quando un italiano aggredisce e cerca di uccidere la figlia per la sua relazione con uno straniero, la misura standard giornalistica è quella. Non ho sentito la Carfagna, però. Forse mi sbaglio. A quanto pare è impegnata a presentare con Souad Sbai la situazione “allarmante” delle donne immigrate (e solo quelle) in Italia attraverso i risultati di un anno di attività del numero verde «Mai più sola» promosso dall’Acmid donna onlus (associazione marocchina) con il contributo della fondazione Nando Peretti. Peccato che, nonostante l’immenso impegno dell’Acmid e il contributo della Fondazione Peretti, recentemente proprio un ragazza marocchina è stata sgozzata dal padre per il suo fidanzamento con un italiano. E poi ha altre priorità, il ministro: per esempio vietare Burka e Niqab nelle scuole. E’ stranoto, infatti, che le scuole italiane pullulano di studentesse bardate all’afghana. A quando la prossima sparata mediatica? Quando un altro marocchino sgozzerà la figlia, of course..

articolo preso da : http://salamelik.blogspot.com

Fonte :   il Messaggero.

manifestazione antirazzista roma

manifestazione antirazzista roma

ROMA (17 ottobre) – Erano 200mila secondo gli organizzatori i partecipanti alla manifestazione di Roma contro il razzismo, l’omofobia, la xenofobia e tutte le forme di discriminazione, nonché contro le politiche del governo in materia di sicurezza e immigrazione, manifestazione indetta per il ventesimo anniversario dal primo corteo antirazzista organizzato per l’uccisione dell’immigrato senegalese Gerry Masslo. Il corteo, composto da immigrati, studenti e persone comuni provenienti da tutta Italia, è partito alle 14,30 da piazza della Repubblica per arrivare a Bocca della Verità, dove è stato allestito un palco. Tra gli interventi, quello del presidente dell’Arcigay, Aurelio Mancuso, della direttrice de L’Unità Concita De Gregorio e di Moni Ovadia («A Roma molti gruppi di estrema destra – dice il regista e attore – per il fatto che la destra governi, si sentono legittimati in comportamenti che altri governi della città non avrebbero consentito. Con questo non dico che l’amministrazione solleciti la violenza. Da Alemanno è arrivata solidarietà per i recenti episodi di violenza, ma lui è in una formazione politica che ha componenti intolleranti e xenofobe. Uno dei pochi a prendere autentiche distanze è Fini»).

manifestazione roma 2

manifestazione roma 2

Presenti diversi esponenti delle forze politiche di sinistra, tra cui il segretario del Pd Dario Franceschini, il segretario di Rifondazione Comunista Paolo Ferrero e quello di Sinistra e Libertà Nichi Vendola, oltre al segretario della Cgil Gugliemo Epifani e al leader radicale Marco Pannella che ha chiesto «modifiche sostanziali alle nuove disposizioni in materia di immigrazione». In merito ai recenti episodi di aggressioni a omosessuali a Roma, Franceschini ha detto: «Sono segnali molto preoccupanti. È preoccupante che la destra dopo essersi riempita la bocca di tante parole, blocchi una legge, come quella sull’omofobia, all’inizio del suo percorso». «C’è troppo razzismo – ha sottolineato il segretario nazionale della Cgil, Guglielmo Epifani – nei sotterranei della società e non c’è consapevolezza dei rischi che corre una società che ha paura e fobia del diverso». «Il capo della destra in questa città, Gianni Alemanno – ha detto il presidente della Regione Puglia, Nichi Vendola – in esprime solidarietà alle vittime dell’intolleranza ma i fantasmi del razzismo e dell’omofobia si sono liberati». La manifestazione, cui hanno aderito oltre 500 organizzazioni tra cui Arci, Emergency e Amnesty International, è stata organizzata da un comitato che comprende sindacati, comunità di stranieri in Italia, Ong, artisti e intellettuali, ed è giunta alla ventesima edizione dopo il primo corteo antirazzista del 1989, organizzato per l’uccisione dell’immigrato senegalese Gerry Masslo. Molti gli striscioni contro le politiche del governo in materia di sicurezza e di immigrazione: ad aprire il corteo piccoli canotti gonfiabili con scritte come “Maroni sui gommoni” e “No ai respingimenti” e l’immagine di una grande onda affiancata dalla scritta “Respingiamo il razzismo”. Sul tetto all’entrata della Sapienza, alcune studentesse hanno anche esposto striscioni con la scritta “Antirazziste, antisessiste, antifasciste” assieme alla bandiera della pace. Al corteo anche le immagini del santino di “San Papier, protettore degli imigrati” e striscioni contro la camorra. Tra le frasi più caratteristiche “L’arte non ha confini di Stato né nazioni, è verbo dell’umanità e non avrà padroni”, “Nessuna persona è illegale” e una frase tratta dal Vangelo di Matteo che recita «Ero straniero e mi avete accolto», affiancata da un altro striscione con su scritto “Cristo è qui, quando ci sarà tutta la Chiesa?”. Più della metà dei partecipanti erano immigrati con il problema anche del lavoro: «Sono in mobilità da un anno – ha spiegato Zie della Costa d’Avorio con una bandiera della Fiom Cgil di Como – sono un metalmeccanico. Ho paura che quando finirà la mobilità sarò licenziato e quindi non avrò più il permesso di soggiorno. Ho moglie e 4 figli e non so veramente che fare». C’è anche chi il lavoro lo ha cercato ma non lo ha trovato. «Sono un saldatore ma non riesco a trovare un impiego – ha detto Abdullah del Senegal abitante a Venezia – non ho neppure il permesso di soggiorno ed anche per questo vengo discriminato». Aisi Fidel del Ghana vive a Napoli da 2 anni e non ha né famiglia né lavoro. «In compenso ho ricevuto diverse minacce razziste» – dice. Lo spezzone del corteo degli africani di Caserta è uno dei più grandi. «Siamo più tranquilli rispetto all’anno scorso quando ci fu la strage dei nostri fratelli – ha detto Wassan, della Liberia – a Caserta con più polizia che controlla la camorra si è calmata. Ma il lavoro è sempre difficile. Ci alziamo alle 4 di mattino per fare i muratori, abitiamo in casa dove paghiamo 350 euro per letto, siamo 4 per ogni stanza». Harid è un marocchino e vive a Modena. «Sono un metalmeccanico, ho 2 bambini e una moglie – dice – vivo in Italia dal 1992, mi sento quasi italiano perciò quando sento certi discorsi nell’ufficio della mia fabbrica dove parlano di maggiori diritti per gli italiani e minori per gli stranieri mi si stringe il cuore». Ai lati del corteo molti i passanti e curiosi. «Sono troppi questi immigrati – dice un gruppo di anziani a piazza Vittorio – chi non ha lavoro se ne deve tornare a casa». «Ormai negri siamo diventati noi» – aggiunge un altro. A via Merulana un gruppo di persone osserva la sfilata. «Fanno bene a manifestare però tutti non possiamo accoglierli – dice un uomo. Con lui una donna di Santo Domingo. »è vero, in Italia c’è un certo razzismo – dice – ma io condivido il pacchetto sicurezza perché la sera quando torno a casa ho paura anch’io». «Rubano, stuprano, la maggior parte di loro sono delinquenti», taglia corto un’anziana all’angolo di via Labicana. Diverso il parere di una turista bolognese al Colosseo: «L’intolleranza che stiamo vivendo sembra la stessa degli anni 50 tra nord e sud – dice – penso che tra 20 anni questa generazione di immigrati si sarà integrata. Anche se ogni tanto scoppiano tensioni la storia alla fine prende sempre il suo corso».

manifesto no fascioneManifestazione Nazionale Antirazzista
ROMA 17 OTTOBRE 2009
Piazza della Repubblica, ore 14.30

Il 7 ottobre del 1989 centinaia di migliaia di persone scendevano in piazza a Roma per la prima grande manifestazione contro il razzismo. Il 24 agosto dello stesso anno a Villa Literno, in provincia di Caserta, era stato ucciso un rifugiato sudafricano, Jerry Essan Masslo.
A 20 anni di distanza, il razzismo non è stato sconfitto, continua a provocare vittime e viene alimentato dalle politiche del governo Berlusconi. Il pacchetto sicurezza approvato dalla maggioranza di centro destra risponde ad un intento persecutorio, introducendo il reato di “immigrazione clandestina” e un complesso di norme che peggiorano le condizioni di vita dei migranti, ne ledono la dignità umana e i diritti fondamentali.
Questa drammatica situazione sta pericolosamente incoraggiando e legittimando nella società la paura e la violenza nei confronti di ogni diversità.
Intanto, nel canale di Sicilia, ormai diventato un vero e proprio cimitero marino, continuano a morire centinaia di esseri umani che cercano di raggiungere le nostre coste.
E’ il momento di reagire e costruire insieme una grande risposta di lotta e solidarietà per difendere i diritti di tutte e tutti rifiutando ogni forma di discriminazione e per fermare il dilagare del razzismo.
Pertanto facciamo appello a tutte le associazioni laiche e religiose, alle organizzazioni sindacali, sociali e politiche, a tutti i movimenti a ogni persona a scendere in piazza il 17 ottobre per dare vita ad una grande manifestazione popolare in grado di dare voce e visibilità ai migranti e all’Italia che non accetta il razzismo sulla base di queste parole d’ordine׃

• No al razzismo
• Regolarizzazione generalizzata per tutti
• Abrogazione del pacchetto sicurezza
• Accoglienza e diritti per tutti
• No ai respingimenti e agli accordi bilaterali che li prevedono
• Rottura netta del legame tra il permesso di soggiorno e il contratto di lavoro
• Diritto di asilo per rifugiati e profughi
• Chiusura definitiva dei Centri di Identificazione ed Espulsione (CIE)
• No alla contrapposizione fra italiani e stranieri nell’accesso ai diritti
• Diritto al lavoro, alla salute, alla casa e all’istruzione per tutte e tutti
• Mantenimento del permesso di soggiorno per chi ha perso il lavoro
• Contro ogni forma di discriminazione nei confronti delle persone gay, lesbiche, transgender.
• A fianco di tutti i lavoratori e le lavoratrici in lotta per la difesa del posto di lavoro

Comitato 17 ottobre

Per adesioni: comitatoroma17ottobre@gmail.com

per maggior informazioni anche in altre lingue: